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Carciofo: in erboristeria e in cucina

Non solo è buono, ma fa bene anche ai capelli.

Descrizione della pianta e ricette per la cucina e l’erboristeria.

Il carciofo (Cynara scolymus) non cresce spontaneo: si pensa derivi da cardi selvatici che crescono abbondantemente nelle regioni mediterranee. L’uomo, fin dai tempi remoti, provvide a selezionare le piante più grosse e più commestibili.

Impiego terapeutico
La parte più ricca di principi attivi è la foglia; da essa si estraggono i prodotti che sono comunemente usati in erboristeria. Essa, quando è fresca, contiene cinarina, acido caffeico, acido glicerico, acido glicolico, glucoside A e B, sali di potassio e di magnesio, Vitamina A-B1-B2-C

Ipocolesterolemizzante
È la cinarina il principio attivo in grado di ridurre il colesterolo nel sangue (azione a volte preceduta da una breve fase ipercolesterolemica) agendo sulle cellule epatiche.
Assumendo derivati dal carciofo, si nota – inoltre – che il siero ha una maggiore capacità di mantenere in soluzione il colesterolo e di scioglierlo impedendo così che precipiti nei vari organi. È opportuno, comunque, seguire una dieta ipocalorica, limitando fortemente i lipidi e i glucidi.

Coleretico
La cinarina e l’acido caffeico aumentano la quantità di bile prodotta e facilitano l’espulsione di una notevole quantità di acidi biliari e di colesterolo.

Diuretico
I sali di potassio e di magnesio, i fiavonoidi contenuti nelle foglie basali, provocano un incremento delle urine che si manifesta dopo alcuni giorni dall’assunzione.

Per la bellezza
L’acqua di cottura dei carciofi si può usare per risciacquare i capelli dopo lo shampoo perché e ricca di sali minerali e li rende più robusti e lucidi. L’infuso di foglie, depurando l’organismo, rende la pelle più pura e luminosa.

In cucina
Si utilizzano i capolini in tantissimi modi, sia come contorno che condimento; ottimi per il risotto, le frittate. Le foglie sono la parte della pianta più ricca di principi attivi, ma raramente sono usate in cucina perché sono molto amare; comunque, se si desidera consumarle, è indispensabile lavarle bene e ripetutamente per liberarle almeno in parte degli insetticidi, anticrittogamici, acaricidi che vengono utilizzati durante la coltivazione.